Applicare il Modello Motivazionale

La ricerca nella formazione

Quanto tempo serve per apprendere davvero il Colloquio Motivazionale? E come cambia, passo dopo passo, il modo di intendere e condurre un colloquio di aiuto?

La ricerca in alcune Prefetture italiane nel 2001 aveva mostrato che una formazione pratica cambia lo stile dei colloqui. Con l’apertura di percorsi di lunga durata basati sul Modello Motivazionale è diventato possibile osservare da vicino come avviene questo cambiamento, lungo tutto il percorso formativo. I risultati sono stati presentati nel 2012 a Venezia, alla Conferenza internazionale sulla Motivational Interviewing (ICMI 2012).

Lo strumento: il VMI

Il VMI – Valutazione Motivazionale dell’Interazione è un breve questionario originale, costruito per dare un riscontro strutturato sui colloqui svolti durante la formazione.

Al termine di un colloquio simulato o reale (role-play o real-play) il questionario viene compilato separatamente e «alla cieca» da tre persone, ciascuna con la propria versione:

  • chi ha parlato (VMI-P): quanto si è sentito ascoltato, compreso, giudicato…;
  • chi ha condotto il colloquio (VMI-C): quanto ritiene di aver ascoltato, compreso, giudicato…;
  • chi ha osservato (VMI-O): quanto ritieni che chi ha condotto il colloquio abbia ascoltato, compreso…

Le domande esplorano nove aspetti dell’interazione, su una scala da 0 a 10, più una valutazione complessiva della qualità dell’interazione:

Interazioni coerenti con il Modello MotivazionaleInterazioni non coerenti
AscoltoInvestigazione
Comprensione della visione personaleTrascurare le motivazioni personali
Sostegno nelle difficoltàGiudizio
Aiuto a evocare le motivazioni personaliBiasimo
Empatia

Confrontare le tre valutazioni è già di per sé formativo: chi conduce il colloquio scopre come è stato vissuto dall’altro e impara a riconoscere la distanza fra ciò che crede di fare e ciò che l’altro percepisce. Per questo oggi il VMI viene utilizzato nella parte finale dei percorsi formativi più lunghi e durante la supervisione sul Modello Motivazionale.

Le caratteristiche del questionario

Fino al 2012 sono stati raccolti 346 questionari, compilati in seminari con studenti universitari (infermieri, psicologi, assistenti sociali, medici), nella formazione di operatori dei servizi sanitari e, in modo sistematico, nella scuola triennale.

  • Le nove domande si raggruppano in due fattori ben distinti, che corrispondono alle due colonne della tabella: le interazioni coerenti e quelle non coerenti con il Modello Motivazionale.
  • Entrambe le scale hanno una buona coerenza interna (alfa di Cronbach 0,88 per le interazioni coerenti, 0,78 per quelle non coerenti).
  • La qualità percepita dell’interazione è legata soprattutto all’empatia, all’aiuto a evocare le motivazioni personali e al sostegno, e in misura minore all’ascolto e alla comprensione. Giudizio e biasimo, una volta considerati gli altri aspetti, non aggiungono nulla: ciò che rende buono un colloquio è soprattutto la presenza delle abilità motivazionali.

Come cambia lo stile durante la formazione

Seguire i partecipanti lungo i tre anni ha permesso di osservare l’andamento di due tipi di interazioni: quelle centrate sull’operatore (indagare, consigliare, valutare, trascurando le motivazioni della persona) e quelle centrate sulla persona (ascoltare, comprendere, evocare, sostenere).

Le due non si muovono insieme: le interazioni centrate sull’operatore diminuiscono piuttosto rapidamente, mentre quelle centrate sulla persona crescono più lentamente. Smettere di fare ciò che non aiuta è più facile e veloce che imparare a fare ciò che aiuta.

Dall’osservazione sono emersi cinque modi diversi di intendere la relazione di aiuto, dal più ingenuo al più maturo, che si incontrano spesso in quest’ordine lungo il percorso formativo:

StileIl modo di intendere la relazione di aiuto
Saccente«Ti dico io cosa devi fare…»
Muto«Meglio trattenersi e non dire niente…»
Specchio«Provo a ridire a modo mio quello che hai detto tu…»
Maieutico«Ti aiuto a dirmi quello che è importante per te…»
Guida«Ti accompagno nel percorso…»

Riconoscere queste tappe aiuta chi si forma a non scoraggiarsi: le fasi di incertezza, come quella in cui si preferisce tacere piuttosto che sbagliare, fanno parte del percorso e precedono l’acquisizione di uno stile più maturo.

Sapersi valutare

Con il procedere della formazione, e con l’abitudine a ricevere riscontri, la valutazione di chi conduce il colloquio e quella di chi ha parlato tendono ad avvicinarsi: si impara a percepire con maggiore precisione l’effetto delle proprie parole sull’altro.

Cosa ci dice

  • Il Colloquio Motivazionale si apprende con la pratica, ma in tempi piuttosto lunghi: il consolidamento di uno stile motivazionale richiede mesi, non giorni.
  • L’apprendimento non è lineare: attraversa fasi di incertezza che fanno parte del percorso e che è utile riconoscere.
  • Il riscontro continuo e la supervisione diretta sono decisivi: vedere il proprio colloquio con gli occhi dell’altro è uno dei motori principali del cambiamento.

È l’impostazione che guida ancora oggi la Formazione e la Supervisione: esercitazioni pratiche con riscontro strutturato, percorsi distribuiti nel tempo e accompagnamento sui colloqui reali.

Il riferimento

Spiller V., The evolution and consolidation of MI skills in the context of long term assessment and feedback, International Conference on Motivational Interviewing (ICMI 2012), Venezia, 2012.

← Torna a La Valutazione e la Ricerca