Motivazione e fumo nelle donne

La ricerca nei servizi: lo studio Focus Fumo Donna

Le donne che chiedono aiuto per smettere di fumare hanno una motivazione particolare? E che cosa distingue chi riesce da chi non riesce?

Lo studio Focus Fumo Donna (Veneto, 2014–2017) è nato dallo studio Focus Fumo, che non aveva trovato indicazioni specifiche per le donne. Ha seguito per un anno le fumatrici che iniziavano un trattamento in otto Ambulatori Trattamento Tabagismo della Regione.

Lo studio

  • 116 donne all’inizio del trattamento (anno 2015), età media 52 anni; 88 (76%) ricontattate dopo 12 mesi;
  • una valutazione ampia: dipendenza da nicotina, motivazione al cambiamento (VMC2-T), situazioni a rischio, ansia, depressione, processi del cambiamento, autoefficacia, qualità della vita;
  • a un anno non fumava il 28% delle donne ricontattate; anche chi fumava ancora aveva ridotto in media le sigarette (da 17 a 13 al giorno).

Le donne arrivavano al trattamento con una motivazione mediamente elevata, ma con una grande variabilità individuale: quasi tutti gli elementi motivazionali coprivano l’intera scala da 0 a 100. L’elemento più basso era, come nello studio precedente, la fiducia di riuscire. Con l’età calavano l’importanza attribuita allo smettere e la decisione.

Che cosa distingue chi riesce

Molte delle caratteristiche che ci si aspetterebbe decisive non hanno predetto l’esito: età e condizione sociale, numero di sigarette e dipendenza da nicotina, ansia e depressione, avere familiari o colleghi fumatori, il motivo per cui si era deciso di smettere.

Hanno fatto la differenza, invece:

  • la scontentezza per la propria situazione all’inizio del trattamento, significativamente più alta in chi a un anno non fumava (77 contro 67, su 100); anche gli altri elementi motivazionali tendevano a essere più alti, in particolare la fiducia (62 contro 54);
  • il sentirsi sostenute nella scelta di non fumare (76 contro 51);
  • la partecipazione attiva al trattamento: più incontri, più colloqui, maggiore aderenza alla terapia, in ogni tipo di percorso.

Sono tutti aspetti che riguardano la motivazione e la relazione: quanto la persona sente di dover cambiare, quanto si sente accompagnata, quanto si impegna nel percorso.

Gli effetti di un tentativo non riuscito

Lo studio conferma con forza un risultato già emerso in Focus Fumo. Nelle donne che a un anno fumavano ancora, sei elementi motivazionali su sette sono calati in modo significativo, e i valori di depressione sono peggiorati. Al contrario, chi aveva smesso mostrava una riduzione di ansia e depressione e un miglioramento della qualità della vita, soprattutto nell’area psicologica.

Un tentativo fallito non lascia la persona al punto di partenza: la lascia meno motivata e più sfiduciata. Per questo chi non riesce a smettere ha bisogno di un’attenzione motivazionale specifica, che aiuti a non leggere l’insuccesso come una conferma della propria incapacità e a ricostruire fiducia e decisione per un nuovo tentativo.

Cosa ci dice per la pratica

  • La valutazione della motivazione è più utile di molti indicatori clinici per capire chi ha bisogno di maggiore attenzione.
  • Il sostegno percepito e la partecipazione al percorso sono fattori su cui il servizio può agire: una relazione che accoglie e coinvolge è parte del trattamento.
  • Dopo un insuccesso è importante sostenere la fiducia e valorizzare i passi fatti, come la riduzione delle sigarette, invece di considerarli un fallimento.

Il riferimento

Brugin E., Orlandini D., Spiller V. e Gruppo di lavoro Focus Fumo Donna, Focus Fumo Donna: dalla ricerca all’operatività per un trattamento di genere, XIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB), Firenze, 2018. Pubblicato in Tabaccologia, 2018, n. 4, p. 24.

Lo studio è stato condotto nell’ambito del Programma regionale di prevenzione delle patologie fumo-correlate della Regione del Veneto (2014–2017).

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