Comprendere la motivazione
Il Modello Motivazionale · Step 1
Quando pensiamo ad un cambiamento i fattori legati alla motivazione emergono subito in primo piano. E se il cambiamento fatica a prendere forma ed ad attuarsi viene naturale immaginare che qualcosa “manca e va introdotto” dall’esterno: una informazione importante, un consiglio giusto, un argomento convincente, magari un po’ di pressione al momento opportuno.
È un’idea comprensibile, di buon senso, ma l’esperienza professionale e la ricerca internazionale smentiscono decisamente questa convinzione.
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La motivazione al cambiamento non si può trasmettere: si può cercare, e si trova perché è già lì, dentro la persona
quasi sempre mescolata a dubbi, resistenze e buone ragioni per continuare così e non cambiare.
Per questo, prima ancora di parlare di tecniche o strategie, il Modello Motivazionale chiede al professionista un passaggio preliminare: comprendere davvero come la persona vede la propria situazione.
Perché partire da qui
Ogni volta che qualcuno si trova ad affrontare una difficoltà, è quasi inevitabile che provi una certa ambivalenza: una parte vorrebbe cambiare, un’altra preferirebbe restare così com’è. Non è un segno di scarsa volontà, è normale. Cambiare ha sempre un costo, tempo, fatica, incertezza, a volte anche la paura di perdere qualcosa che funzionava, e questi costi spingono, in modo del tutto comprensibile, a mantenere le cose come stanno.
Chi lavora nelle relazioni di aiuto conosce bene la tentazione opposta: vedendo con chiarezza dove sarebbe meglio arrivare e volendola accompagnare lì, cercare di convincere la persona in modo diretto, con un consiglio, una correzione, un “sarebbe meglio fare così”. È un’intenzione buona, quasi naturale in chi si occupa di aiutare gli altri. Il problema è che, quasi sempre, produce l’effetto opposto: la persona si irrigidisce, si difende, si allontana.
L’ambivalenza è normale
una parte vorrebbe cambiare
un’altra preferirebbe restare così
Cambiare ha sempre un costo: tempo, fatica, incertezza, a volte la paura di perdere qualcosa che funzionava.
È un meccanismo umano molto comune: più veniamo spinti in una direzione, più sentiamo il bisogno di ribadire la nostra autonomia decisionale.
Ascoltare prima di intervenire
Il Colloquio Motivazionale propone quindi un cambio di prospettiva: prima di provare a orientare, fermarsi ad ascoltare. Non un ascolto distratto, in attesa del proprio turno per parlare, ma un ascolto attivo e riflessivo, capace di restituire alla persona il senso di ciò che sta dicendo, così che si senta davvero compresa, non giudicata, non corretta, non “messa a posto”.
Un buon modo per verificare se ci si sta davvero riuscendo è chiedersi, con sincerità, la domanda qui accanto. Se la risposta è sì, si è probabilmente sulla strada giusta.
Una domanda da farsi
“Questo ha senso per me? Riesco davvero a comprendere perché la persona la vede così?”
Comprendere non significa essere d’accordo.
Si può capire perfettamente il punto di vista di una persona, e allo stesso tempo avere un’opinione diversa sul da farsi. Ciò che conta è che il professionista mantenga un atteggiamento di rispetto autentico verso l’esperienza altrui, senza bisogno di approvarla per poterla accogliere per quello che è.
Le persone sono esperte di se stesse
C’è poi una ragione molto pratica per cui questo approccio funziona: nessuno conosce la propria vita, la propria storia e i propri precedenti tentativi di cambiare meglio della persona stessa.
Il professionista
porta con sé competenze professionali preziose…
La persona
…ma solo lei conosce davvero cosa ha già provato, cosa l’ha aiutata e cosa invece l’ha bloccata in passato.
Per questo il ruolo del professionista non è tanto quello dell’esperto che indica la strada, quanto quello di chi facilita l’emergere della storia personale: aiuta la persona a mettere ordine nei propri pensieri, a riconoscere le proprie motivazioni — che spesso sono già presenti, seppur poco chiare — e a trovare, con maggiore libertà, la propria direzione.
Un atteggiamento, prima ancora di un metodo
Comprendere il punto di vista della persona non è quindi una tecnica da applicare in un momento preciso del colloquio, ma un atteggiamento di fondo che accompagna l’intero percorso:
Interesse autentico
per la storia della persona, i suoi vissuti e le sue esperienze
Ascolto consapevole
come abitudine ad accogliere ciò che si ascolta prima di intervenire
Fiducia
nelle risorse che ogni persona possiede per affrontare la propria situazione
È da questo terreno, fatto di ascolto, rispetto e fiducia, che nasce la possibilità di un cambiamento reale, scelto e non imposto.
Nel percorso formativo
Le abilità di cui abbiamo parlato si possono imparare e allenare: sono il cuore della prima fase del percorso formativo.
