Motivazione e trattamento del tabagismo
La ricerca nei servizi: lo studio Focus Fumo
Che cosa distingue un fumatore che chiede aiuto da uno che non lo fa? La motivazione iniziale permette di prevedere chi riuscirà a smettere? E come cambia la motivazione durante il trattamento?
Fra il 2010 e il 2012 lo studio Focus Fumo ha seguito per un anno quasi 500 fumatori in trattamento nei servizi per il tabagismo della Regione del Veneto. È stato anche uno dei primi grandi banchi di prova clinici delle scale VMC2, nella versione per il fumo di tabacco.
Lo studio
Lo studio è stato promosso nell’ambito del Programma regionale di prevenzione delle patologie fumo-correlate e ha coinvolto i due tipi di intervento offerti dai servizi veneti: il trattamento di gruppo (modello TGFumo, nove incontri) e il trattamento individuale negli Ambulatori Trattamento Tabagismo.
- 476 fumatori all’inizio del trattamento (novembre 2010 – giugno 2011): 251 nei gruppi e 225 negli ambulatori;
- un gruppo di confronto di 111 fumatori che non avevano chiesto aiuto, simili per età di inizio, anni di fumo, tentativi precedenti e dipendenza da nicotina;
- valutazioni a 3, 6 e 12 mesi dall’inizio del trattamento.
Oltre ai dati sul fumo e alla dipendenza da nicotina (test di Fagerström), sono state valutate la motivazione al cambiamento (VMC2-T), la capacità di affrontare le situazioni a rischio, l’ansia, la depressione e lo stile di gestione dello stress.
I risultati dei servizi sono stati molto positivi: a un anno dall’inizio del trattamento il 46% delle persone raggiunte non fumava più.
Che cosa distingue chi chiede aiuto
I fumatori che chiedono un trattamento e quelli che non lo chiedono hanno abitudini al fumo e dipendenza simili. E sono simili anche in due elementi: la scontentezza per la propria situazione e la voglia di fumare. Le grandi differenze riguardano invece gli elementi che portano all’azione: essere pronti a impegnarsi, la decisione, il desiderio di smettere e la fiducia di riuscire.
| Motivazione all’inizio (0–100) | Chiedono un trattamento | Non chiedono un trattamento | Differenza |
|---|---|---|---|
| Impegno | 70 | 40 | 30 |
| Decisione | 62 | 41 | 21 |
| Desiderio | 71 | 51 | 20 |
| Fiducia | 56 | 42 | 14 |
| Importanza | 76 | 64 | 12 |
| Buone ragioni | 77 | 66 | 11 |
| Scontentezza | 63 | 58 | 5 |
| Voglia di fumare | 69 | 67 | 2 |
È una conferma importante del Modello Motivazionale: la scontentezza mette in moto il processo, ma da sola non basta per decidere di cambiare. Ciò che fa la differenza è sentirsi pronti, aver deciso e avere fiducia di poterci riuscire.
La motivazione iniziale e l’esito
Nessuna caratteristica socio-anagrafica, né l’ansia, la depressione o lo stile di gestione dello stress, è risultata in grado di prevedere l’esito del trattamento. Gli aspetti motivazionali sono stati fra i pochi indicatori associati all’esito:
- chi a tre mesi non fumava aveva iniziato il trattamento attribuendo più importanza allo smettere;
- chi era riuscito a smettere almeno per un periodo (anche se poi aveva ripreso) era partito con valori più alti in cinque elementi su sette: scontentezza, importanza, decisione, desiderio e impegno;
- nei trattamenti di gruppo, chi non fumava a un anno aveva iniziato con una maggiore fiducia nelle proprie capacità.
Le differenze sono però contenute: la motivazione iniziale orienta, ma non condanna né garantisce. Molte persone con una motivazione iniziale non altissima sono riuscite a smettere.
La motivazione cambia durante il trattamento
Il risultato più evidente riguarda l’evoluzione della motivazione. Chi riesce a smettere vede rafforzarsi tutti gli elementi motivazionali: crescono fiducia, decisione, importanza e impegno, mentre scontentezza e voglia di fumare calano nettamente. Chi continua a fumare, al contrario, si demotiva: diminuiscono fiducia, decisione, desiderio e impegno, mentre la scontentezza aumenta.
| Dall’inizio a sei mesi (0–100) | Chi ha smesso | Chi fuma ancora |
|---|---|---|
| Fiducia | 59 → 87 | 55 → 39 |
| Decisione | 62 → 92 | 61 → 54 |
| Impegno | 71 → 82 | 69 → 42 |
| Scontentezza | 64 → 14 | 61 → 69 |
| Voglia di fumare | 69 → 34 | 72 → 69 |
La motivazione, quindi, non è una caratteristica fissa della persona: si costruisce e si consuma nell’esperienza. Il successo alimenta la fiducia; un tentativo fallito, invece, lascia la persona più scontenta e meno fiduciosa di prima, e quindi più lontana da un nuovo tentativo.
Cosa ci dice per la pratica
- Valutare la motivazione all’inizio aiuta a personalizzare il trattamento e permette di «aprire le porte dei servizi» anche ai fumatori meno pronti, che spesso devono smettere più di quanto vogliano.
- Chi non riesce a smettere ha bisogno di un sostegno motivazionale specifico, per evitare che l’insuccesso eroda fiducia e decisione: obiettivi intermedi (come la riduzione delle sigarette), percorsi più lunghi, prevenzione della ricaduta personalizzata.
- Fiducia, decisione e impegno sono gli elementi su cui lavorare per passare dalla scontentezza all’azione.
Per questo lo studio ha indicato la necessità di interventi individuali basati sui principi del Modello Motivazionale. Le scale VMC2 utilizzate nello studio sono distribuite in licenza d’uso gratuita ai professionisti che le richiedono, e possono essere compilate anche online.
Il riferimento
Orlandini D., Spiller V., con la collaborazione di Caneva T., Cavion R., Pettenò A., Tunno R., Focus Fumo. Risultati dello studio veneto sui fumatori trattati, Regione del Veneto – Azienda ULSS 12 Veneziana, Venezia, 2014 (ISBN 978-88-901488-8-0).
