Valutare gli aspetti motivazionali
Il Modello Motivazionale · Step 2
Dopo aver assunto un autentico atteggiamento di ascolto del punto di vista della persona — il primo passo di questo percorso — emerge una domanda naturale: cosa dovremmo ascoltare, in particolare? La motivazione non è un blocco unico e indistinto: è fatta di ingredienti diversi, che si possono riconoscere, e persino osservare mentre prendono forma nelle parole di chi abbiamo di fronte.
Cosa motiva davvero le persone a cambiare
Negli anni, chiedendo a centinaia di professionisti della relazione di aiuto “secondo la vostra esperienza, cosa motiva le persone a cambiare?“, le risposte si sono sempre raggruppate attorno a poche aree ricorrenti. La prima è quasi sempre legata al malessere: insoddisfazione, preoccupazione, la sensazione che qualcosa non vada più bene così. Da sola, però, non basta: si aggiunge quasi sempre una componente più razionale, la consapevolezza delle ragioni di quel malessere, il collegare un comportamento alle sue conseguenze. Ancora non è sufficiente: serve un obiettivo verso cui muoversi, un desiderio concreto di stare meglio. E poi, un quarto ingrediente spesso decisivo: la fiducia di potercela fare, quella che in psicologia viene chiamata Autoefficacia. Messi insieme, questi elementi preparano il terreno per l’ultimo passo, quello che trasforma il tutto in una azione concreta: la volontà di impegnarsi davvero.
Bisogno
Ragioni
Desiderio
Capacità
Impegno
Bisogno, Ragioni, Desiderio, Capacità, Impegno: cinque parole semplici, ma non è solo un’intuizione clinica o un modello teorico. Un importante studio internazionale (Project MATCH, condotto analizzando le registrazioni di centinaia di colloqui reali) ha confermato questo stesso schema: le persone che cambiavano davvero comportamento erano proprio quelle che, durante i colloqui, avevano espresso più frequentemente frasi riconducibili a questi cinque elementi.
Riconoscere gli elementi motivazionali mentre emergono nel colloquio
La cosa interessante è che questi stessi cinque elementi emergono continuamente, spontaneamente, nelle parole che le persone utilizzano nelle conversazioni, parlando semplicemente di sé. Una frase come “non mi piace questa mia condizione” porta con sé il Bisogno. “Ho capito dov’è il problema… so che dovrei fare qualcosa” contiene le buone Ragioni. “Mi piacerebbe arrivare a star meglio” è un Desiderio. “Se mi organizzo bene, ce la posso fare” parla di Capacità. “Ho davvero intenzione di fare qualcosa per questo” indica un Impegno concreto.
Il Modello Motivazionale chiama queste espressioni Affermazioni Orientate al Cambiamento — quello che nella letteratura internazionale viene chiamato Change Talk — e le considera uno degli indicatori più affidabili di un cambiamento che sta davvero prendendo forma: più frequentemente compaiono nel discorso della persona, più è probabile che quel cambiamento si realizzi concretamente.
Qui sta il compito più delicato, e allo stesso tempo più affascinante, del professionista: sviluppare un orecchio allenato a riconoscere questi elementi non appena affiorano, per quanto accennati o fugaci possano essere. Non è necessario aspettare la fine del colloquio o un momento di verifica: basta una domanda aperta, ben posta, per invitare la persona a esplorare uno di questi aspetti, e un ascolto riflessivo attento per raccoglierlo, restituirlo e approfondirlo, senza forzarlo né anticiparlo. È lo stesso principio dell’ascolto di cui abbiamo parlato nel primo step, applicato ora con un obiettivo più preciso: non solo capire come la persona vede la propria situazione, ma cogliere, in mezzo a quel racconto, i segnali di una motivazione che sta già, silenziosamente, prendendo forma.
Uno strumento
Uno strumento per misurarla: le scale VMC2
Quando serve una valutazione più strutturata — per esempio nei percorsi di cura per le dipendenze — questi cinque elementi possono essere misurati con un questionario semplice e rapido, le Scale VMC2, sviluppate proprio a partire da questo modello. Sono otto brevi domande a cui si risponde su una scala da 0 a 100, come fosse un termometro: quanto si sente scontento, quanto è importante per lei smettere, quanto si sente fiducioso di riuscirci, e così via. In pochi minuti restituiscono un profilo motivazionale immediato e intuitivo, utile soprattutto per fotografare la situazione in un momento preciso del percorso, per monitorarne l’evoluzione o per confrontare persone e gruppi diversi.
È uno strumento prezioso, ma resta uno strumento a sé: si somministra in un momento dedicato, fuori dal flusso naturale della conversazione. C’è però un modo relazionale più interessante per valutare la motivazione, meno formale ma forse più significativo, al centro del lavoro quotidiano di ogni colloquio.
Le scale VMC2
Otto domande, una scala da 0 a 100 “come un termometro”, pochi minuti per un profilo motivazionale che si legge a colpo d’occhio.
Nel percorso formativo
Come riconoscere gli elementi della motivazione nel colloquio e come usare le scale VMC2 è il tema della seconda fase del percorso formativo.
Ed è proprio da qui che si apre il passo successivo: una volta riconosciuti questi elementi, il lavoro del professionista è aiutarli a crescere, rafforzando via via l’impegno della persona verso il cambiamento.
