La Motivational Interviewing in Italia

Una storia dagli anni ’90 a oggi

La Motivational Interviewing (MI) è arrivata in Italia all’inizio degli anni ’90 in modo piuttosto discreto: un libro portato da Londra, letto e discusso in riunione da un piccolo gruppo di operatori di un Servizio per le Tossicodipendenze (SerT) di Genova. Ho avuto la fortuna di far parte di quel gruppo fin dall’inizio e di seguire da vicino, negli anni successivi, il lungo cammino che ha portato la MI a diffondersi nei contesti più diversi e a diventare un vero e proprio modello di intervento.

In questa pagina provo a raccontare quella storia: le tappe principali, i luoghi e le persone che l’hanno resa possibile e il modo in cui, nel tempo, è cambiato anche il nome con cui la conosciamo.

Un libro arrivato da Londra

La prima edizione del manuale di William R. Miller e Stephen Rollnick, Motivational Interviewing: Preparing People to Change Addictive Behavior, esce nel 1991. Con un taglio dichiaratamente pragmatico, proponeva un modo diverso di aiutare le persone che non riescono (o non sono pronte) a cambiare un comportamento che le danneggia: non cercare di convincere, non “correggere”, non disputare ma aiutare la persona a esplorare e, se possibile, risolvere la propria ambivalenza.

Siamo nel novembre 1992 e il Prof. Gian Paolo Guelfi, allora Direttore del SerT di Genova, trova il libro di Miller e Rollnick in una libreria di Londra e incuriosito dal titolo inizia a sfogliarlo. Rimane affascinato dal contenuto e lo porta con sé a Genova. L’edizione italiana sarebbe arrivata solo due anni dopo; nel frattempo, nell’équipe che Guelfi coordinava e di cui facevo parte, abbiamo iniziato ad utilizzare direttamente l’edizione inglese, con letture e discussioni che partivano dalle pagine del libro e tornavano, ogni volta, ai colloqui con le persone che seguivamo. Era un modo di lavorare piuttosto insolito per l’epoca perchè utilizzava la supervisione diretta (una stanza utilizzata per la Terapia Familiare, con specchio e interfono) e forse proprio per questo molto coinvolgente: ci confrontavamo con un’idea nuova mentre la mettevamo alla prova, giorno dopo giorno, nella pratica clinica.

Nel 1994 esce la prima edizione italiana del manuale, con il titolo Il Colloquio di Motivazione. In quegli stessi anni all’interno del gruppo genovese ho iniziato ad occuparmi anche della valutazione della motivazione: nel 1995 ho pubblicato la versione italiana del Readiness to Change Questionnaire, il primo di una serie di strumenti che, via via, avrebbe portato ai questionari MAC, MAC2, VMC e infine alle scale VMC2.

Santa Margherita, ottobre 1995

Intanto, in tutto il mondo, le richieste di formazione sulla MI crescevano rapidamente, e Miller e Rollnick decisero di organizzare ogni anno un workshop dedicato specificamente alla preparazione di nuovi formatori (TNT – Training for New Trainers). Il primo si tenne nel 1993 ad Albuquerque, nel New Mexico, con un gruppo selezionato di quaranta partecipanti, molti dei quali sarebbero poi diventati figure di riferimento nella ricerca sulla MI.

Il terzo di questi workshop si svolse in Italia, a Santa Margherita Ligure, dal 9 all’11 ottobre 1995, voluto e organizzato da Gian Paolo Guelfi. Ho partecipato a quella prima edizione italiana e ho conseguito in quella occasione la certificazione come Formatore alla MI direttamente da Miller e Rollnick. Per me è stata una grande occasione per confrontarmi direttamente con gli autori di un metodo che stavamo studiando da qualche anno sulle pagine del loro libro.

Dalla rete dei formatori al MINT

Quei workshop annuali non si limitavano a formare nuovi formatori: creavano relazioni, scambi, il desiderio di continuare a lavorare insieme. Già dal 1994 i partecipanti erano collegati da una newsletter che per alcuni anni è stata il principale strumento di scambio di quella che allora si chiamava IAMIT (International Association of Motivational Interviewing Trainers).

Nell’ottobre del 1997, a Malta, in parallelo al quarto workshop per nuovi formatori, si tenne il primo incontro informale fra chi aveva partecipato ai corsi precedenti. È stato l’inizio degli incontri annuali che, nel 1999, hanno portato l’associazione ad assumere il nome con cui è conosciuta oggi: Motivational Interviewing Network of Trainers (MINT). Da allora ogni anno si svolge un corso per nuovi formatori (Training for New Trainers, TNT) e secondo Miller stesso, il MINT ha preparato fino a oggi oltre tremila formatori in 40 paesi.

Miller e Rollnick sono tornati in Italia più volte e nel 2001, nuovamente a Santa Margherita Ligure, hanno condotto un TNT. In quella occasione, in accordo con loro, il gruppo di Genova (G.P. Guelfi, M. Scaglia ed io) ha condotto la prima edizione in lingua italiana del Corso per Formatori (TNT-ITA). Da quel primo corso sono usciti la maggior parte dei formatori che nei vent’anni successivi hanno diffuso il Modello Motivazionale in Italia. Nel 2005 a Genova, si è tenuto il secondo (ed ultimo) TNT-ITA, in contemporanea con il Corso tenuto da Miller e Rollnick ad Amsterdam, da cui sono usciti gli ultimi formatori italiani così accreditati.

Le esperienze italiane

Negli anni successivi la MI si è diffusa in Italia ben oltre i servizi per le dipendenze in cui era nata: ospedali, ASL, comunità terapeutiche, servizio sociale, prevenzione e promozione della salute. Sono contesti molto diversi fra loro, che hanno in comune una difficoltà ben nota a chi lavora nelle relazioni di aiuto: accompagnare le persone verso un cambiamento che spesso desiderano e temono nello stesso tempo.

Già nel 2002 i numerosi formatori italiani si sono associati in CMC – Italia, l’Associazione Italiana dei Formatori al Colloquio Motivazionale, voluta e presieduta da Gian Paolo Guelfi. Successivamente una parte degli associati a CMC ha fondato nel 2009 la Scuola Italiana di Counseling Motivazionale. Personalmente, nel 2012, ho dato vita al Centro Studi – Motivazione e Cambiamento, lo spazio in cui oggi raccolgo il mio lavoro di formazione, supervisione e ricerca sull’applicazione della MI in Italia.

Diverse traduzioni, un unico modello

Il titolo scelto per la prima edizione italiana, Il Colloquio di Motivazione, voleva forse distinguere il metodo dal “colloquio motivazionale” con cui si valutano, ad esempio, le attitudini di chi si candida a un posto di lavoro o a un corso di studi. Negli anni successivi si sono diffuse anche le traduzioni “Approccio Motivazionale” e, più raramente, “Intervista Motivazionale”.

Con la seconda edizione del manuale si è affermata la traduzione Colloquio Motivazionale, rimasta invariata nella terza edizione italiana (2014) e nella quarta (2025), oggi senz’altro la più diffusa. Nel 2011, per l’edizione italiana del manuale di David Rosengren (Building MI skills), è stata scelta invece la definizione Counseling Motivazionale, per rendere evidente che la MI era diventata ormai un vero e proprio stile di intervento, applicabile nei campi più disparati.

Personalmente preferisco parlare di Modello Motivazionale, per sottolineare la completezza dell’approccio e la trasversalità delle sue applicazioni. Qualunque traduzione si utilizzi, però, il riferimento è sempre stato la Motivational Interviewing nata dagli scritti di Miller e Rollnick e sviluppata, nel tempo, con il contributo della comunità scientifica internazionale.

Da un insieme di tecniche a un modello di intervento

La prima edizione del manuale poneva l’accento, con una certa enfasi, sul carattere pragmatico del metodo: un insieme di indicazioni e di tecniche per condurre il colloquio con persone poco motivate al cambiamento. Gli studi successivi, e strumenti di valutazione come il MISC (Motivational Interviewing Skills Code) e il MITI (Motivational Interviewing Treatment Integrity), giunto alla 4 edizione, hanno via via spostato l’attenzione sugli aspetti metodologici, mostrando quanto sia necessaria una forte coerenza fra spirito e tecniche e quanto principi e abilità pratiche siano, di fatto, inseparabili.

Oggi la MI non è più un semplice repertorio di tecniche, ma un modello con una propria filosofia della relazione di aiuto, una specifica teoria della motivazione e una teoria del cambiamento altrettanto originale. La MI è ormai un punto di riferimento imprescindibile di una grandissima varietà di interventi e nel tempo ha consolidato una sua filosofia della relazione di aiuto basata sull’accettazione della persona, la collaborazione, l’evocazione delle risorse personali e il rispetto profondo per la sua autonomia.

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